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Avete frugato nei miei calzini *loading* volte

Diciamocelo che con certe persone, piuttosto che altre, pur non conoscendole senti di avere un’affinità speciale è un fatto. Di solito seguo l’istinto. Quasi infallibile. E con lei, dopo una sola telefonata fatta di sera dopo la chiusura dell’ufficio parlando di scarpe e di telefoni malfunzionanti, bambini e mariti lontani, gatti e madri che danno l’ansia, questo feeling l’ho percepito fin da subito. Col tempo abbiamo avuto occasione di conoscerci meglio e non sbagliavo. Mi preoccupa un fatto. Ultimamente quando ci sentiamo le persone che ci circondano o chiedono l’affidamento del pupo e/o gatto oppure chiamano per ordinarci una graziosa camicia di forza fatta su misura modello autunno/inverno 04 (la ditta è la stessa che produce la famosa giacca da moto Belcat). Non a caso tentiamo ogni volta di sembrare personcine a modino e normali, riuscendoci per i primi cinque minuti e andando via via blaterando cose senza senso se non per noi. Speriamo almeno che i rispettivi compagni ci facciano internare insieme. Ehi tu, tu che tenti di spacciare la tua gatta per una “m” munita, ma tono su tono come la tua barra spaziatrice, sto parlando di te, ti voglio bene. Ci vediamo lunedì.
Ci sono voluti mesi per decidere se fosse il caso o meno. Ma poi siamo passati alla clinica con Calzetta e non abbiamo avuto altra alternativa. Ci ha scelti lui. Arpionando la maglietta dalla gabbietta come per dire “ehi, sono il micio che fa per te”. E abbiamo portato a casa questo “articolo”. 
. Calzetta non smaniava per avere un fratello abituato ad essere il re incontrastato della casa. L’abbiamo tenuto solo 3 giorni. Ed ora sono abbattuta ed arrabbiata. E non è per la prima notte insonne passata a sedare un Calza detronizzato e quanto mai vendicativo. Nemmeno per la seconda trascorsa a difenderlo dagli agguati di un Calzetta geloso. O per il giorno successivo in cui l’ho passato ad accudirlo mentre stava male. Neanche per la corsa al pronto soccorso in piena notte in pigiama con i lacrimoni perché mi sentivo impotente. E per il nodo in gola e gli occhi pesti di ieri. Ce l’ho con i signori della clinica che ormai lo danno per spacciato e nemmeno provano a curarlo. Che quasi sono scocciati se telefono o passo per chiedere come sta. Gli stessi che non si sono preoccupati di aspettare a darlo via senza essere sicuri della sua salute e che non se lo volevano riprendere per ricoverarlo. Loro che avevano fretta di liberarsene per far posto ad altri mici abbandonati ci stanno facendo passare le pene dell’inferno continuando a ripetere che gli dispiace, che ci sono tanti altri gattini da adottare, che non dovremmo incaponirci. Ma quello è il nostro gatto, che abbiamo coccolato per tutta la prima notte tanto era spaesato, poco importa se da tre giorni e mi aspetto che almeno facciano un tentativo. Mica posso pescare nel mazzo e far finta che lui non esista.Ecchecavolo.
Riluttante ad interrompere la pennica sul divano col micio a farmi da sciarpetta e pentita di aver acceso il telefono spinta da curiosità, due cose (di lavoro) dovevo assolutamente fare tra la siesta dopopranzo ed una corsetta al fresco: spedire dei verbali e fare un bonifico. Incombenze comunque di poco conto archiavibili con un quarto d’ora alla scrivania ed un giro a piedi per il paesone. Ebbene, sono in ufficio e 1) non ho più buste bianche dove infilare i verbali perché qualcuno le ha finite e non si è degnato di ricomprarle, 2) ho il modulo del bonifico davanti, ma le coordinate bancarie a casa insieme a telefono e patente ancora abituata a fare senza. Inutile, le ferie non dovrebbero essere interrotte ed io non dovrei farmi corrompere.
Sharm vista dall’alto comodamente seduta sui divanetti del Panorama sembra una cittadina vestita a festa nel periodo di Natale. Se non fosse per la musica araba dei locali e per i profumi tutt’altro che natalizi. Eppure Sharm non è questa. Non solo almeno. Ci sono ristoranti che a vedersi non valgono 1 pound in cui mangi il miglior pollo fritto della città. Casette sul mare vista Ras Ketty in cui potrei abituarmi a vivere. L’accoglienza di Tamel che scalda il cuore, sempre. Correre nel deserto alle cinque di mattina è un esperienza che vale una settimana. Prendere un taxi che viaggia di notte con le luci di posizione a tutta birra ignorando stop, precedenze, rotonde e pedoni è da temerari. Litigare col tassista una certezza (come le tasse). Ed aspettare il tramonto da una barca diving aspettando che scenda la notte per tuffarsi a godere della barriera corallina in (quasi) solitudine ti rimette al mondo. Sono tornata. Se non con la testa almeno fisicamente sono a casa.